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DICE LA SCIENZA |
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Se vincessero i sì la ricerca finirebbe
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L'allarme di Angelo Vescovi durante l'incontro di approfondimento promosso, tra le altre associazioni, anche da Nuove Onde.
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Autore: Riccardo Cascioli
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Fonte: www.impegnoreferendum.it
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«Se vincessero i sì sarebbe la fine per la ricerca su malattie genetiche come l’Alzheimer e il Parkinson, altro che speranze di guarigione». L’allarme è stato lanciato ieri a Milano dal professor Angelo Vescovi, condirettore dell’Istituto per la ricerca sulle cellule staminali al San Raffele di Milano, e da Loris Brunetta, presidente dell’Associazione Ligure Thalassemici e dell’Associazione per la ricerca sulle cellule staminali adulte, nel corso di un convegno organizzato dall’associazione "Non votare!" (www.referendumfecondazione.it) presso il Circolo di Via Marina.
Vescovi - autore del libro «La cura che viene da dentro», che fa il punto a proposito della ricerca sulle cellule staminali - ha denunciato la tendenza a investire soldi per la ricerca sulle staminali embrionali, che non danno risultati concreti, a danno di quella sulle staminali adulte, che invece di risultati ne ha già dati di importanti. «La ricerca sulle staminali embrionali - ha detto Vescovi - è iniziata 30 anni fa e tuttora non abbiamo risultati tangibili, malgrado a livello internazionale tale ricerca assorba gran parte dei fondi disponibili. Al contrario la ricerca sulle cellule staminali adulte ha già dato molti risultati importanti, in tempi relativamente brevi e con terapie già applicate, ma si fa fatica a progredire proprio perché i fondi vengono dirottati sulle embrionali».
«La verità - ha rincarato la dose Brunetta - è che non si ha alcun interesse a trovare le cure, piuttosto si vuole eliminare i malati». Esagerazioni? Processo alle intenzioni? Niente affatto, è ciò che sta accadendo: «In realtà con la diagnosi pre-impianto lo scopo è riconoscere eventuali malattie eliminando, nel caso, l’embrione», ha proseguito Brunetta. «Ciò ingenera l’idea che le malattie genetiche siano così sconfitte, ma non certamente trovando le cure, bensì eliminando all’origine i malati. In questo modo vengono disincentivate l’assistenza medica, lo studio di queste malattie, e la società ad occuparsene». «Tanto è vero - gli ha fatto eco Vescovi - che il nostro centro del San Raffaele, il primo al mondo ad aver individuato le cellule staminali cerebrali nel 1995, una scoperta molto importante in chiave terapeutica, fa fatica a trovare fondi per proseguire la ricerca».Insomma, le tanto sbandierate speranze per i malati di Alzheimer, Parkinson e così via che verrebbero dalle staminali embrionali, non solo non hanno riscontri concreti ma addirittura sarebbero azzerate dalla logica dei referendari. «Infatti i giovani ricercatori - ha spiegato il professor Vescovi - già oggi entrano in questo tipo di logica, buttandosi sul più lucroso mercato delle embrionali, togliendo così risorse umane al settore delle staminali adulte».
L’esperienza di Brunetta lo conferma: «Nei nostri centri per la cura della thalassemia stiamo già sperimentando da diversi anni la grande difficoltà al ricambio dei medici che se ne occupano». Come mai? «Perché già con la legalizzazione dell’aborto, ovvero con la possibilità di ricorrervi in caso di malattia del feto, si sta verificando un crescente disinteresse per la cura di malattie che possono essere eliminate all’origine». E se venisse abrogata la legge 40, con tutto quel che ne consegue anche in termini culturali, questa tendenza registrerebbe un’accelerazione senza precedenti.
Favorire la ricerca sulle embrionali sarebbe oltretutto un pessimo affare per l’Italia anche dal punto di vista strategico, ha sottolineato il professor Vescovi. «Che senso ha per un Paese buttare soldi in un campo di ricerca dove i brevetti - l’unica cosa che garantisce il business - sono già tutti registrati? Investire qui è un suicidio». Dove investire allora? «Se si vuole essere competitivi - risponde Vescovi - bisognerebbe puntare, ad esempio, sulle staminali embrionali senza la produzione di embrioni umani, un campo dove si stanno facendo tentativi, ma dove c’è ancora tutto da scoprire».
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